Allegra Martin

Allegra Martin
Vittorio Veneto (TV), 1980

2014
Bitume 2014, Grand Tour
testo / text: Gioia Perrone

Per Allegra Martin fotografare è innanzitutto un fatto personale, una necessità. Un rito dello sguardo, di liberazione e di concentrazione, in cui lasciarsi sorprendere e rintracciare nel paesaggio tracce di sè. Si trasferisce a Venezia per studiare architettura, con la convinzione che il disegno, pratica di estrema sintesi, sia la sua principale strada espressiva. Solo in seguito, dopo l’incontro con Guido Guidi nel 2006, abbraccia la fotografia come strumento di espressione, con in sè il suo mistero, la scoperta e l’apertura ai luoghi e le sue forme e le sue tracce, che da allora non smette di darle soddisfazioni. Autrice profonda ed ironica, intrisa del paesaggio, della luce e delle tracce di Veneto e Romagna, la Martin ricerca sempre nel mondo circostante elementi di un suo paesaggio interiore, “Per me significa riconoscere quello che ho davanti, trovare una parte di me in quello che ho intorno. Quando guardo alcune mie fotografie, ritrovo me stessa in quel luogo, in quel preciso momento. Non è un ricordo, è più un riconoscersi in un’immagine.” L’elemento umano, che per lungo tempo non è stato affrontato dalla Martin, è oggi un ‘esigenza naturale nella sua ricerca: considera le persone e gli incontri radicalmente appartenenti al paesaggio indagato, prediligendo gli sconosciuti, che ritrae cogliendoli alla sprovvista, concentrandosi sui dettagli, sui momenti “marginali”. L’autrice: “I ritratti più “riusciti” sono quelli in cui metto a disagio il soggetto, perché non lascio modo né tempo di chiedersi quale posa assumere; prediligo gli sconosciuti perché non conoscendo le loro storie personali posso immaginare quello che voglio. Fotografare le persone che conosco è più difficile, meno interessante. Nel ritratto ricerco sempre una tensione, un racconto possibile che è quello che mi affascina quando guardo le fotografie.”
La Martin incede in un percorso brillante e consapevole, un talento delicato che non perde occasione di confrontarsi con più esperienze emergenti, di differenti aree geografiche.

To Allegra Martin taking pictures is something personal, a need. It is a rite for her eyes, it is something liberating that lets her be surprised and see her touch in the landscape. She studied Architecture in Venice, convinced that drawing was the best way to express herself. But, after meeting the photographer Guido Guidi in 2006, she totally embraced photography. That photography that pleases her with its mystery, its forms, and its places. Profound and ironic, the author is ‘soaked’ with the landscape, the light and the characteristic marks of Veneto and Romagna. Allegra Martin always looks at the world surrounding her, trying to find pieces of her inner self in it. To me, it means recognizing what I see before my eyes, finding a part of me in the surroundings. When I look at my pictures, I find myself in that place, at that precise moment. It is not a memory, it is more like recognizing yourself in a picture. The human element, which Martin has not dealt with for a while, is now an essential part of her research. When taking pictures of her landscapes, she believes that the people she encounters are rooted in that territory. She prefers taking pictures of strangers, catching them off guard, and focusing on details and peripheral moments. The best portraits are the ones in which the subjects feel uncomfortable. I do not give them the time to ask me which pose to strike. I prefer strangers because, not knowing their true stories, I can imagine whatever I want. Taking pictures of the people I know is more difficult and less interesting. I always look for a particular vibe in my portraits, a story to tell. Which is what I love when I look at pictures. Allegra Martin’s talent is brilliant and delicate. She is also able to deal with new experiences coming from different geographical areas.

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