Aminta Pierri

Aminta Pierri
Italy

L’unghia del leone, 2013
Bitume 2015, Indoor

Text by Lina Pallotta

Aminta Pierri (1983) è laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi in fotografia e filosofia dell’immaginazione, diplomata nel 2013 alla Scuola Romana di Fotografia e nel 2014 alla Luz Agenzy di Milano. Si dedica in particolare alla ricerca introspettiva ed emozionale. Il dummy de L’Unghia del leone è stato esposto al Photobook La Pelanda al Macro Testaccio nel 2012, e pubblicato da Witty Kiwi Books nel 2014.

Aminta Pierri (Taranto, 1983) graduated in Communication Science with a thesis in Photography and Philosophy of Imagination. She obtained a diploma in 2013 at Scuola Romana di Fotografia and in 2014 at Luz Agency, Milan. She is particularly devoted to emotional and introspective research. L’unghia del leone was presented as a dummy in La Pelanda Photobook at Macro Testaccio (Rome) in 2012, and then published by Witty Kiwi Books in 2014.

Non si tratta di una testimonianza legata a eventi particolari o una indagine nostalgica del passato con l’intento di liberarsi di emozioni contraddittorie. È più un meditare sulle confuse percezioni che lasciano tracce sul sentiero della nostra vita. Queste immagini sono intenzionalmente difficili da incasellare. Scene indistinte ci compaiono dinanzi, come originate da una scia di ricordi, da racconti famigliari che si intrecciano con le riflessioni del fotografo.
È una esplorazione di sogni e paure.
Il libro mette insieme luogo e ricordo, sconnessi dal passaggio del tempo; non parla di passato, futuro o presente, eppure è un intreccio tra storia ed identità. I pensieri che non trovano le parole cercano un dialogo con invisibili presenze della memoria e con l’intuizione e le possibilità del momento. Ma l’intuizione non è bloccata in se stessa: essa guarda e si collega a segni e simboli del mondo esterno dove lo sguardo esitante viene sedotto e catturato. I ricordi vengono richiamati alla mente e i collegamenti tra luogo, identità e storia non cercano di rispondere a domande, ma ascoltano le voci silenti alla ricerca di una guida e di pace. Poiché le forme non sono dissociate dal significato originale, siamo trasportati all’interno del momento così che possiamo vivere la ricchezza delle immagini, alcune di esse anche estremamente personali, e la cascata di emozioni risuona come un autentico viaggio.

It is not so much a document of particular events or a nostalgic inquiring into the past to get rid of contradictory feelings, it’s a meditation on the foggy perceptions of ourselves that are leaving traces on the path of our life. These images are intentionally difficult to categorize, indistinct scenes that appear before us, coming from a trail of memories and tales of the family, and the photographer’s own wondering. It is an exploration into the dreams and fears. The book connects place and memory, disconnected from the passage of time, it isn’t about the past or the future, or about the present, but still it is a closely woven tale of history and identity. The thoughts that fail to find words, seek out a dialogue with the invisible presences coming from the memory and the intuition and possibilities of the now. But the intuition is not locked in itself, it is looking and connecting with signs and symbols of the outside world where the hesitant gaze is seduced and captured. Memories are retrieved and the links between place, identity and history seeks not to answer questions, but rather to listen to the soundless voices for guidance and rest. Because the shapes are not dissociated from the original meaning, we are led into the moment so we can experience the richness of the images, some of it even intensely personal, and the cascade of emotions resonated like a real journey.

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