Andrea Botto

Andrea Botto
Rapallo (Genova), 1973

Ka-Boom, 2009–2013
Bitume 2014, Grand Tour
testo / text: Gioia Perrone

Secondo Francesco Zanot “Le fotografie di Andrea Botto sono il frutto (o la misura) di un’attesa. Lo scatto non avviene nel momento esatto dell’esplosione, ma appena dopo. È una questione di pochi secondi, forse anche meno, eppure la differenza è sostanziale. Perché si possa ‘vedere’ un’esplosione, infatti, deve essere già avvenuta. È come un suono udibile esclusivamente attraverso la sua eco. Le fotografie di Ka-Boom rappresentano la causa attraverso il suo effetto, evidenziando una caratteristica tanto banale quanto spaventosa di qualsiasi processo di questo tipo: l’irreversibilità.”

Dal 2008 Botto costruisce questa serie fotografica dedicata alle esplosioni e a come l’esplosivo viene usato in diversi ambiti civili, dalla demolizione, alla bonifica ambientale, fino alla pirotecnica. La parola “irreversibilità” utilizzata da Zanot fa molto riflettere sulla natura del mezzo fotografico, il rapporto con il tempo che esso ha insegnato e modificato fin dalla sua nascita, incuneando nei sogni, nei desideri, nelle fascinazioni dell’uomo contemporaneo il concetto di “frammento” staccato dal flusso temporale. Ai tanti appassionati di fotografia questo discorso sul tempo potrebbe far pensare inevitabilmente al celebre “attimo decisivo” di Henri Cartier-Bresson, ma lungi dall’interessarsi a quel tipo di decisività del tempo, Botto sottolinea come tutto ciò che lo interessa è cosa accade e cosa c’è tra questi momenti decisivi. Le esplosioni di Botto fermano processi di demolizione, cancellazione, limite, margine tra fine di qualcosa e inizio di qualcos’altro. Tutto è cancellato ma è anche segnato, tracciato, reso voragine-cicatrice. Le stesse stratificazioni lasciate da questi processi fanno parte di quel paesaggio reale e metafisico che Botto insegue con la sua macchina grande formato 4×5 pollici, e che, come natura fotografica vuole, ricrea un mondo, fornendo una visione cristallina e pur viva e brulicante del sentimento contemporaneo dell’attesa.

According to Francesco Zanot, Andrea Botto’s photos are the result (or the measure) of a wait. ‘The shoot does not happen in the exact moment of the explosion, but just after it. It is a matter of few seconds, maybe less, and yet the difference is significant. In order to “see” an explosion, it must have already occurred. It is like a sound you can hear because of its echo. The pictures of Ka-Boom represent the cause through its effect, expressing irreversibility, a banal yet scary phenomenon.’ Since 2008, Botto has been creating this photographic series about explosions. He focuses on how explosive is deployed for different uses. From demolition, to environmental reclamation, including pyrotechnics. The word irreversibility makes us think over the nature of the camera and its relationship with time, where the contemporary concept of fragment stems from. This could make many photography-lovers think about Henri Cartier-Bresson’s decisive moment. But, on the contrary, Botto is interested in what happens between these decisive moments. Botto’s explosions are a line between the end and the beginning of the demolition processes. Everything is erased, but it is also marked. It is chasm and scar at the same time. The stratifications left by these processes are part of that real and metaphysical landscape that Botto catches with his 4×5 camera. He is able to recreate a world, providing the viewer with a crystal clear vision of the contemporary concept of wait.

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