Anna Di Prospero

Anna Di Prospero
Roma, 1987

Urban Self-portrait, 2010-2012
Bitume 2014, Grand Tour
testo / text: Valentina Isceri

Quali sono le origini e i confini di un sè esplorato, annunciato ed esposto?
La produzione seriale dell’autoritratto reiterata in tutti i lavori di Anna Di Prospero, si piega in tutte le coniugazioni sociali possibili con un andamento singolare e decrescente: dalla città natale (Self-portrait at home) al coinvogimento delle cosiddette agenzie di socializzazione primaria come i gruppi familiari e amicali (Self-portrait with my Family, Self-portrait with my Friends, Self-portrait with Strangers), dalle esplorazioni delle città straniere (Self-portrait in temporary houses, Urban self-portrait) fino a una torsione profondissima dell’otturatore nell’io più spirituale con le successive due serie (Instinct, 2012 e Ardore, 2014). Queste autorappresentazioni individuali e gruppali fanno parte di un’interiorizzazione così costante attraverso la presa diretta della macchina da divenire un’incisione radicale nelle mani di un’autrice che fa della fotografia la sua stessa immagine. Il gesto fotografico è un rilevatore progressivo di atti di comprensione e conoscenza. Nella necessità di definire la propria individualità attraverso il mezzo fotografico, l’autoscatto diviene inevitabilmente il rimedio alla proliferazione delle immagini cui sottrarsi alla casualità della vita ed esprimere, quindi, la naturale determinazione ad affermare il proprio esistere  e le proprie origini. Urban Self-portrait segna dunque la precisa e univoca volontà di coesistere e coabitare lo spazio urbano, non a caso tutta l’operazione si chiama I’m here.

What are the origins of an explored, announced and expressed self? The serial production of portraits characterizes Anna Di Prospero’s entire work. It has been adapted to every social group, with a particular, decreasing tendency. From Self-portrait at home (2007-2009) and Self-Portrait in my hometown (2009), to Self-portrait with my Family (2011), Self-portrait with my Friends (2011) and Self-portrait with Strangers (2012) where she focuses on the so-called ‘primary socialization agents’ such as family and friend groups. From the exploration of foreign cities, with Self-portrait in temporary houses (2010) and Urban self-portrait (2010-2012) to Instinct (2012) and Ardore (2014), a deep immersion in her spiritual self. These individual and group auto-representations are part of a constant internalization through the camera. Thus, photography becomes the photographer’s image. The act of taking pictures progressively leads to knowledge. The need to define one’s identity in order to avoid the randomness of life makes the self-portrait a means through which the artist can define her existence and her origins.  Urban Self-portrait reflects the will to co-exist and co-habit  the urban space. It is not by chance that the title of the entire work is I’m here.

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