Emile Antic

Emile Antic
Milano (IT), 1988

Slot Machine, 2013
Bitume 2014, Fab30
testo / text: Valentina Trisolino

“Lo sguardo in macchina”, quante volte l’abbiamo sentito dire sia nel cinema che durante qualche scatto tra amici, in contesti quotidiani? A guardare, in fotografia, è sempre un entità multipla, c’è lo sguardo di chi guarda verso l’obiettivo, cioè il soggetto, c’è quello di chi inquadra il soggetto, chi fotografa, e poi c’è lo sguardo di chi ri-guarda l’immagine ottenuta, il fruitore. Per continuare a parlare di sguardo non si può che ricordare la lezione di Vaccari (e ancor prima, quella di Benjamin) sull’inconscio tecnologico e su quella certa autonomia che la macchina fotografica ha, un certo proprio “sguardo”, al di là dell’intenzione di chi scatta una fotografia. Emile Antic sceglie di documentare e rilevare un ulteriore tipologia di sguardo, quello che intercorre tra la slot machine di un qualsiasi bar e il giocatore che le si pone davanti. Il guardare in questo caso fa davvero parte del gioco (d’azzardo) e ci parla di un possibile “rapporto” tra l’uomo e la macchina. Indagando questa collezione di occhi l’autore rivela forse, ma senza alcun tipo di moralismo, anzi con approccio distaccato e chirurgico, qualcosa su certe dipendenze contemporanee che riguardano appunto proprio lo sguardo.
L’autore: “Nella ricerca continua dei posti adatti a questa indagine mi sono accorto di come tutte le slot machine siano quasi sempre posizionate nella parte più buia e nascosta di un locale. Malgrado le luci e i suoni eccitanti della macchina l’individuo è avulso, incantanto. Estraneo alle attività e dal contesto, l’unico rapporto esistente è tra lui e la macchina.”

Emile Antic’s approach is both conceptual and original. “The aim of the project is to portray the world of slot machines, following a university project based on three concepts: minimum, motion, and visible/invisible. I have no intention of judging or denouncing. My solely purpose is to analyze the relationship existing between players and slot machines. The result is a dual, contrasting relation. The machines are in motion, while the players are static. Individuals are both active and passive, invisible to the world surrounding them. During my research, I found out that all the slot machines are hidden in the darkest spot of a club. Despite the lights and the exciting sounds of the machines, individuals are in a hypnotic-like state. Far removed from the context, the only, most important relationship is the one with the machine”.

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