Michele Cera

Michele Cera
Bari, 1973

Dust, 2012
Bitume 2014, Grand Tour
testo / text: Valentina Isceri

Dust è un lavoro fotografico, lungo 10 anni, dedicato al volto dell’Albania. O in realtà, a tutti i volti dell’Albania ritratti lungo quella striscia polverosa di terra affacciata sul Mediterraneo. Michele Cera decostruisce l’ideologia del racconto lineare per restituirci in un unico frame l’universo umano del popolo albanese. Nella geometria del quadrato la figura umana non solo vi abita, ma è resa unica e tattile nel continuo rimando tra uomo e paesaggio circostante, entrambi assolutamente presenti ma precari. Mentre le città scompaiono nell’universale anonimato topografico – così come i soggetti si sottraggono allo sguardo deciso della camera – questi fotogrammi prendono in considerazione l’ambiente urbano innanzitutto come ambiente umano e poi come terreno di un gioco di partecipazione tra l’autore e il paesaggio, attivandolo di compresenza e compenetrazione. Questa forte immersione del narratore onnisciente è giustificata e difesa dalla volontà dello stesso Cera di consegnarsi alla memoria dei suoi nonni che hanno cresciuto i genitori in Italia dopo la seconda guerra mondiale. Dust è anche un libro con un corpus di 37 fotografie ma un’ampia letteratura concernente la questione della marginalità, geofisica e antropica in totale mimetismo. Ha vinto il premio Open Your Books assegnato ad autori di libri fotografici autoprodotti al SI Fest 2012. E’ stato pubblicato lo scorso novembre dall’editore tedesco Kehrer con il supporto di Lab – Laboratorio di Fotografia di Architettura e Paesaggio con cui da qualche edizione Michele Cera addestra lo sguardo di numerosi fotografi e appassionati.

Dust is a 10-year-long photographic project dedicated to the many facets of Albania, a dusty strip of land overlooking the Mediterranean sea. Michele Cera de-constructs the concept of linear narrative in order to give us a single, unique frame of the human universe of Albania. Not only do the human figures live within the square picture, they are concretely connected to the surrounding environment. Figures and environment are both present and precarious at the same time. While the city disappears into the universal topographic anonymity, the subjects subtract themselves from the firm eye of the camera. These frames take into account the urban environment intended, first and foremost, as a human environment. It is then perceived as a game between author and landscape, compenetrating each other. The omniscient narrator-photographer is completely immersed in his pictures. He remembers his beloved grandparents. Those grandparents who had raised his parents after World War II. Dust is also a book. It contains 37 pictures and a vast literature on geo-physic and anthropic marginalization, but in a very subtle way. Thanks to this project, the author won the Open Your Books award 2012 during the SI Fest. The prize is awarded to those authors who publish photographic books by themselves. Last November, the book was published by the German publisher Kehrer, with the support of Lab (Laboratory of Architecture and Landscape Photography). Thanks to this laboratory Michele Cera trains both budding and passionate photographers.

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